Novembre 2010 - Da Baggio a Lubumbashi
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Da Baggio a Lubumbashi

Di seguito la testimonianza di Silvia, una nostra Volontaria, che ci aggiorna dopo la propria esperienza in Congo.

21 Agosto 2009 Milano, Sede CVB
E' un venerdì sera ed è ormai buio, sono passate le 23 quando Teresa ed io saliamo sulla 32 per consegnarla a Roma.
Il viaggio sembra più lungo del previsto perché la stanchezza e la prudenza ci impongono diverse soste lungo il percorso ma, tra quattro chiacchiere e qualche caffè, arriviamo puntuali allo svincolo autostradale dove ci attende Fabrizio, il presidente di Amka Onlus, l'associazione che invierà l'ambulanza nel continente africano.

22 Settembre 2010 Lubumbashi, RDC
Ci siamo, si aprono le porte del container: l'ambulanza è arrivata a destinazione.Ambulanza 32
Sembra assurdo ma è stato necessario più di un anno affinché burocrazia, logistica e disponibilità economiche, permettessero alla nostra vecchia 32 ormai non più utilizzabile come ambulanza in Italia, di partire da Milano per raggiungere la Repubblica Democratica del Congo.

Io ora sono qui, vedo da giorni il container parcheggiato sulla terra rossa tra le sterpaglie, vicino alla scuola del villaggio di Kaniaka ma solo oggi abbiamo tutti i permessi necessari per aprirlo e scaricarlo.
SilviaDal container escono un fuoristrada, pannelli solari, materiale sanitario, giochi... e, finalmente, vedo la "nostra 32".
La guardo con occhi diversi, non mi sembra più il vecchio Fiat Ducato dismesso in Italia; qui lo ammirano tutti come se fosse una Ferrari.
La fotografo e guardo la scritta sulle fiancate: "by Silvio Miragoli" ... sorrido pensando ad uno dei nostri più preziosi Volontari.

Lo chiamo per condividere con lui l'entusiasmo e penso che sono felice che sia proprio questa ambulanza ad essere arrivata qui.
Verrà utilizzata come ambulatorio mobile per raggiungere i villaggi, per poter garantire un pò di privacy e di conforto ai pazienti durante le visite mediche.

Penso ai bambini dei villaggi quando la vedranno arrivare e vedo già i loro occhi illuminarsi di curiosità, le loro manine che la saluteranno tutte le volte che la vedranno passare e li immagino rincorrerla mentre riparte e si allontana dalle loro capanne.
Mi manca molto il loro entusiasmo.
Sono tornata da circa un mese a Milano e mi manca terribilmente anche Keren...

Ciao, io sono Keren.Keren
Sono nata circa 11 anni fa in un villaggio vicino a Lubumbashi, città della Repubblica Democratica del Congo.

Non so dirvi di preciso la mia età perchè qui non esiste il certificato di nascita.
Ho perso mia madre che ero piccolissima, è morta di AIDS e questa grave malattia è anche l'unica eredità che mi ha lasciato.

Ora vivo con mia sorella di circa 2 anni più grande di me in un centro nutrizionale gestito da un'associazione che ha sede in Italia (AMKA Onlus).
Frequentiamo la scuola qui vicino ma spesso ci assentiamo: mia sorella ha contratto anni fa la malaria e questo comporta che periodicamente le sale la febbre e sta male.
Io invece mi assento tutti i venerdi perchè è il giorno dei lavori manuali e, per la mia patologia, non posso svolgerli.
Ultimamente ho trascorso anche qualche giorno in ospedale perchè ho la TBC.

In questo centro lavorano diverse persone: infermieri, un assistente sociale, un nutrizionista, un medico ed un'ostetrica. Ormai sono diventati la mia famiglia.
Ci sono anche volontari italiani che invece rimangono per brevi periodi.
Alcuni si alternano nell'arco dell’anno, altri vengono solo una volta.
Questi volontari ci fanno giocare e ci aiutano nello svolgimento delle attività quotidiane.
Ci fotografano molto e spesso portano dei regali: abiti, giochi, oggetti personali ma, dopo qualche settimana, ci vengono a salutare; dicono che tornano alle loro case, dalle loro famiglie.
Ci abbracciano, baciano, salgono sulla solita jeep e se ne vanno.

Io rimango qui, aspetto un nuovo arrivo, un altro sorriso, ma sicuramente avrei bisogno anch'io di una famiglia tutta mia e di qualcuno che attenda il mio ritorno.
Magari anche questi volontari vorrebbero portarmi via con loro, forse rimarrò nei loro cuori, mi ricorderanno nelle loro preghiere ma la realtà è che io resto qui.
A pranzare con poco cibo.
A vivere in una stanza con altre persone dove le mie poche cose vengono conservate in uno scatolone sotto al letto.
Dove non ci sono né luce né acqua corrente.
Dove la terra è l'unica presenza costante.
Dove la mia malattia rende tutto ancora più difficile...

Non scrivo tutto questo perchè cerco la vostra compassione e tantomeno la vostra pietà o il vostro dispiacere.
Vorrei solo che prendiate coscienza di ciò che avete e che vi rendiate conto che anche le manifestazioni d'affetto e tutte quelle coccole che colmano le vostre giornate, qui non sono scontate.

Anche il vostro modo di esprimere i sentimenti, non è uguale al nostro.
C'è qualcosa che potete fare per noi: imparate a rispettare la vita, la vostra salute, il cibo che trovate sulle vostre tavole, l'acqua con cui vi dissetate, l'amore con cui vi crescono le vostre madri e l'amore che vi lega ai vostri compagni.
Abbiate cura di questo patrimonio perchè allora avrete cura di noi.

 
 
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