Progetto Accoglienza


ACCOGLIERE: ricevere con varia disposizione d'animo; accettare, ospitare.
ACCOGLIENZA: modo ed atto dell'accogliere
Il Nuovo Zingarelli

Certamente non è un verbo molto usato ai nostri giorni e, escluso un certo spirito religioso o laico che ne rende componente l'essenza della carità o di condivisione concreta dei bisogni o delle aspettative, raramente l'accoglienza rappresenta una "disposizione d'animo" nel quale chi entra in contatto con qualsivoglia esperienza venga, come dire, messo a proprio agio e guidato nell'approfondimento e nella conoscenza del territorio o dell'ambiente in cui si avventura per le più svariate ragioni personali, profonde o superficiali che siano.

Tralasciando l'aspetto meramente concreto per qualche momento, l'accoglienza che ci si propone di effettuare in seno alla Croce è quella fondamentalmente di "sorridere" e di "essere disponibili" a coinvolgere un nuovo "al nuovo", per renderlo partecipe da subito dell'esperienza ed all'esperienza nel suo complesso.
Come dire, un comitato di benvenuto: spesso accade che, in attesa del corso per soccorritore che la legge prevede, passi del tempo "sprecato" e facendo perdere quella carica di entusiasmo e di interesse che spesso sono alla base della richiesta personale.

L'accoglienza nasce non come riempitivo ma come "un'incubatrice di interesse" e di messa a proprio agio del nuovo, rispetto al consolidato dell'Associazione: come dire, una presentazione, un'entratura.

Ma quale può e/o deve essere il valore aggiunto dell'accoglienza?

Non sempre e soltanto il solleticare l'aspetto tecnico, ma soprattutto quello di coinvolgere "affettivamente" chi si avvicina a questa esperienza carica di valenze a tutto tondo, nel senso che chi scrive ritiene che l'approccio al dolore ed alla sofferenza, nostro malgrado, siano le esperienze che più mettono a nudo l'uomo suo malgrado.
Accogliere non significa nascondere la fatica, anche fisica, sottacendo l'impegno e passando dei messaggi di "volemose bene", "cosa vuoi che sia", "vieni con noi, girerai il mondo" e tutto il resto: l'accoglienza è cercare di interessare soprattutto alle valenze umane, attraverso la conoscenza delle tecniche, degli strumenti, ma senza mai dimenticare che al centro c'è il PAZIENTE e non il soccorritore.

Quest'ultima tesi porta all'estrema ratio del soccorritore che, con lieve dispregio, viene chiamato (e malamente considerato) "sangue e sirena": colui o colei che sbagliano a centrare l'obiettivo e lo fanno con cognizione di causa, di fatto non accogliendo le istanze dello spirito di fondo dell'Associazione che è quello del mutuo soccorso fra persone.
Il soccorso sta sempre più configurandosi come attività di specifica competenza (per fortuna... aggiunge lo scrivente), rischiando di perdere quella connotazione empatica e di valenza psicologica di cui spesso il paziente ha bisogno, nell'immediato, scoprendosi indifeso, sostanzialmente inerme di fronte all'accadimento patologico: in tal senso il nostro "eroe sangue e sirena" è sguarnito (e forse neanche interessato) dal punto di vista dell'accoglienza dell'altro.
Nella progettualità dell'accoglienza invece, unitamente all'aspetto tecnico di nostra competenza, poniamo l'accenno al momento di incontro che contestualmente fa parte del soccorso, non essendone parte staccata ma integrante, quasi prodromica dell'approccio al sofferente, sia esso anziano, giovane, psichiatrico, straniero o altro ancora.

Come "passare" quest'aspetto, come "rendere" questa sottigliezza operativa?

Al di là del fatto che ognuno di noi è padrone delle proprie azioni e nel rispetto delle motivazioni profonde, che può scegliere o meno di condividere questa aspettativa del paziente, l'interesse viene posto nell'accogliere il nuovo volontario con tutta l'empatia possibile, senza nascondere scorrettamente gli aspetti negativi di tale esperienza, dicendo quanto va detto in modo esaustivo e rispondendo coerentemente a tutte le domande.
La persona interessata deve essere in certo verso "coccolata", perchè il vero patrimonio di un'Associazione è la persona, e perderne per insipienza o disinteresse o calcolo delle potenzialità è una forma di "dis-associazionismo".

Accogliendo, devo dare, per poter ricevere interesse e competenza: non comunque in modo acritico, garantista e buonista ma iniziando a parlare un linguaggio che condivida onestà e correttezza.
Ma soprattutto l'accoglienza deve (o dovrebbe) continuare nel tempo, nell'inserimento della vita operativa, a cura degli altri volontari: per coerenza, non si può negare che tale atteggiamento spesso venga disatteso, vanificando così il lavoro dell'accoglienza e disincantando prima e disaffezionando poi non pochi volontari, che tendono a salvare i singoli ma non l'Associazione (o per lo meno l'idea).

Ma nonostante tutto, l'accoglienza rimane e deve rimanere il portale attraverso il quale l'Associazione dà il suo benvenuto e su questo tutti noi della Croce Verde Baggio siamo chiamati ad essere presenti, ognuno per le proprie capacità e competenze ma senza veti nè censure a priori.



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